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Perché l’AI non potrà mai rubare il mestiere a un vero programmatore

Perché l’AI non potrà mai rubare il mestiere a un vero programmatore

Secondo te chi scrive il futuro del web: un algoritmo o un programmatore?

Se apri un qualsiasi blog di tecnologia in questo momento, sembra che lo sviluppo software sia diventata una pratica alla portata di tutti. 

Tra Copilot, Cursor, ChatGPT e Claude, la programmazione sta vivendo una rivoluzione senza precedenti, fatta di tool accessibili, veloci e apparentemente pronti a fare tutto da soli. Sulla carta è uno scenario perfetto: economico, fulmineo, scalabile, ma la realtà è un’altra.

In questa intervista esclusiva, il Full Stack Developer di ADVCITY fa il punto della situazione e ci offre uno spunto di riflessione profondo sul perché la tecnologia, da sola, non basti.

Partendo dalla gestione quotidiana delle righe di codice, l’intervista arriva al vero cuore del problema: l’IA esegue, ma non crea identità. Affidarsi totalmente a un algoritmo significa rinunciare a un output su misura, l’unico davvero capace di dare valore al posizionamento e alle performance digitali del tuo brand.

Ecco cosa ci ha raccontato chi è dietro le quinte del nostro reparto di sviluppo.

Intervista

1. Oggi sul mercato vediamo l’azione di tantissime intelligenze artificiali diverse, da Copilot a Cursor fino a ChatGPT e Claude, ognuna con le relative specifiche funzionalità. Di fronte a questi strumenti, qual è quella competenza che nessuna di queste AI sarà mai in grado di replicare?

«Da full stack developer, uso ogni giorno strumenti come ChatGPT, Copilot, Cursor o Claude. Sono acceleratori enormi: scrivono codice, suggeriscono architetture, trovano bug, spiegano concetti e riducono i tempi morti. Ma la competenza che nessuna AI può davvero replicare è il giudizio umano responsabile.

L’AI può generare una soluzione. Io devo capire se quella soluzione ha senso per quel cliente, quel budget, quel team, quel prodotto e quel momento specifico. L’AI ragiona sui dati; io ragiono anche sulle conseguenze.

Nel confronto uomo-AI, la differenza non è più “chi scrive codice meglio”. La differenza è chi si assume la responsabilità di scegliere cosa costruire, perché costruirlo e cosa evitare. L’AI può essere velocissima nell’esecuzione, ma non ha esperienza vissuta, sensibilità di contesto, etica professionale, intuito sul prodotto e responsabilità verso le persone che useranno ciò che creo.

Per questo, secondo me, la competenza più importante oggi non è competere con l’AI, ma saperla guidare. Il valore del developer non sta più solo nel produrre codice, ma nel trasformare tecnologia, bisogni reali e decisioni consapevoli in soluzioni che funzionano davvero.»

2. Guardando la molteplicità di queste tecnologie, sorge un dubbio rispetto alla questione economica. Nella tua opinione da professionista, quanto pensi ti costerebbe realizzare un sito web con l’AI rispetto ad affidare il medesimo lavoro ad una agenzia?

«Sempre parlando da sviluppatore, usando strumenti AI potrei ridurre molto il costo di realizzazione di un sito web, soprattutto nella fase di sviluppo: codice, testi, immagini preliminari, struttura delle pagine, debugging e automazioni possono essere prodotti più velocemente. Rispetto ad affidare lo stesso lavoro ad un’agenzia, il costo “tecnico” potrebbe essere decisamente più basso. Ma il punto vero è capire cosa si sta comprando.

Con l’AI pago velocità, supporto operativo e riduzione dei tempi. Con un’agenzia pago metodo, strategia, responsabilità, coordinamento, design, comunicazione, revisioni, assistenza e una visione più ampia del progetto.

Nel confronto uomo-AI, l’algoritmo può aiutarmi a costruire un sito più rapidamente e con meno risorse. Ma non sostituisce completamente l’esperienza di chi capisce il mercato, interpreta il cliente, prende decisioni progettuali e si assume la responsabilità del risultato finale.

Quindi, se devo realizzare un sito estremamente semplice, l’AI può abbattere molto i costi. Se invece devo costruire un progetto professionale, scalabile, curato e orientato al business, l’AI diventa uno strumento nelle mani del professionista, non il sostituto dell’agenzia. La vera differenza economica non è solo “quanto costa fare il sito”, ma quanto valore quel sito riesce a generare dopo essere stato pubblicato

3. Hai paura che l’AI possa abbassare il valore economico e lo stipendio della tua figura professionale?

«Sì, penso che l’AI possa abbassare il valore economico di alcune attività tecniche, soprattutto quelle più ripetitive: scrivere componenti standard, generare layout semplici, correggere bug comuni o produrre codice già visto mille volte. Ma non credo che abbassi il valore della figura professionale in sé. Credo piuttosto che stia spostando questo valore altrove.

Se prima venivo pagato soprattutto per “scrivere codice”, oggi vengo pagato sempre di più per capire il problema, scegliere la soluzione giusta, integrare sistemi, prevenire errori, garantire sicurezza, scalabilità, manutenzione e continuità del progetto.Nel confronto uomo-AI, l’intelligenza artificiale rende più economica l’esecuzione. L’uomo resta centrale nella responsabilità, nella visione e nella capacità di dare senso tecnico e strategico alle scelte. Chi offre solo competenze esecutive rischia di vedere il proprio valore ridursi. Chi invece sa usare l’AI come leva, sa comunicare con il cliente, progettare soluzioni solide e prendersi la responsabilità del risultato, può persino aumentare il proprio valore.

Non ho paura dell’AI come sostituto. Ho più timore di restare fermo mentre il mercato cambia

4. Da persona competente nel settore, a chi consiglieresti di rivolgersi per lo sviluppo di un sito web e perché?

«Consiglierei di rivolgersi prima di tutto a un professionista o a un team che sappia unire competenza tecnica, visione progettuale e capacità di ascolto. Non sceglierei solo in base al prezzo, né solo in base al nome dell’agenzia. Sceglierei chi è in grado di capire davvero l’obiettivo del sito: vendere, informare, acquisire contatti, raccontare un brand o semplificare un processo.Un freelance può essere la scelta giusta quando il progetto è snello, serve un rapporto diretto e si vuole contenere il budget. Un’agenzia può essere più adatta quando il sito richiede strategia, branding, contenuti, campagne marketing, più figure coinvolte e una gestione strutturata.

Nel confronto uomo-AI, la tecnologia può aiutare entrambi a lavorare meglio e più velocemente. Ma la differenza la fa sempre chi guida il progetto: chi sa fare le domande giuste, evitare scelte sbagliate e costruire qualcosa che non sia solo bello, ma utile.Quindi consiglierei di rivolgersi a chi non vende semplicemente “un sito web”, ma una soluzione su misura pensata per raggiungere un risultato concreto

Le migliori idee per i progetti digitali non nascono dall’AI, ma dai confronti. Costruiamo il tuo insieme. 

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